Forze nuove nel mondo della pipa: cosi fu salutata l'irruzione (è il caso di chiamarla così) di Roberto e Pierangelo Ascorti in un settore che in quel momento (1984) sembrava rispondere alla stagnazione con la sonnolenza o almeno con la rassegnazione. Erano molto giovani, 26 e 22 anni, ma erano cresciuti a pane e pipe, come si dice. Era giovane anche l'azienda, ma Peppino Ascorti che l'aveva fondata a Cucciago (Cantù) nel 1980 si era messo allora a far pipe con il suo nome dopo una preziosa scuola con Carlo Scotti e dopo la bella avventura della Caminetto con Radice e Davoli. In casa Ascorti, dunque, si viveva di pipe: i ragazzi passavano le vacanze in un paese ligure dove si lavorava la radica.

Questa tradizione, la stessa eredità dell'insegnamento e dell'esempio paterno potevano non bastare quando, appunto nel 1984, Peppino Ascorti se ne andava improvvisamente e prematuramente lasciando tutto sulle spalle dei due figli. Il contraccolpo della perdita avrebbe dovuto determinare qualche smarrimento, una stasi, uno sbandamento. E invece è venuta fuori la grinta dei due giovani, quasi rabbiosa, con un attivismo che sembrava voler colmare il vuoto doloroso. Non c'è stata sosta, sulle già solide basi produttive si sono anzi subito innestate soluzioni fresche e innovative. Oggi le pipe con il bel marchio della A slanciata sono sempre Ascorti ma non sono più "quelle di Peppino".

Grinta, arricchimento e affinamento costanti del prodotto, disponibilità e approccio più aperto verso le varie componenti del mondo della pipa, sono le caratteristiche più evidenti del nuovo corso Ascorti. Un nuovo corso che non rinnega nulla della tradizione, ma la reinterpreta con l'occhio attento al mutar dei gusti, però senza forzature, senza l'esasperata caccia al nuovo a tutti i costi, solo per la smania di rompere con il passato o di far colpo.

È questione di qualche tocco, per esempio una piccola ghiera d'avorio sul cannello, per esempio l'accorto impiego dello stesso avorio abbinato all'argento nello spigot. Ancora l'uso, sempre contenuto, di pietre dure e legni esotici, della stessa radica a fini decorativi. E poi, naturalmente, il più impegnativo rinnovo dei modelli, delle linee, delle finiture.

Come i due Ascorti, anche alcuni loro collaboratori sono "figli d'arte" e tutti lavorano a contatto di gomito nel laboratorio con poche macchine ingegnosamente "reinventate" e molto tirar di lima. Ognuno ha la sua speciale attitudine artigianale, ma sono piuttosto intercambiabili, come del resto i compiti che si sono attribuiti i due fratelli. Rusticatura, quando c'è, interamente manuale, con originale gioco di ombre ottenuto con il sapiente uso della sgorbia.

La radica impiegata è italiana di varie zone, sottoposta a giusta stagionatura. I bocchini sono di metacrilato nero, bianco, madreperlato, quest'ultimo soprattutto per gli Stati Uniti, dove la distribuzione è assicurata dalla catena Tinder Box (in Germania è la società Otto & Kopp). Un buon sessanta per cento della produzione viene esportato. In Italia la distribuzione è orientata su un numero limitato di negozi specializzati. Non c'è intenzione di forzarla, anche se gli Ascorti tengono molto alla presenza sul nostro mercato e non mancano alle ormai piuttosto rare manifestazioni di propaganda. In particolare Roberto è un attivo "presenzialista", sempre disponibile a quelle forme di promozione non mercantile che dovrebbero assicurare nuovi proseliti. L'attenzione è rivolta in particolare ai giovani, come è giusto e come del resto è logico considerando l'età degli Ascorti che guardano al mondo giovanile anche in varie espressioni, non necessariamente bizzarre o stravaganti, della loro produzione. Un piccolo esempio: la pipa a cannuccia, smontabile e così agevolmente contenuta in un minuscolo borsello triangolare. Se questa può essere considerata una semplice "trovata", ben più impegnativo è lo sforzo per una modellistica che non sia "risaputa" e per finiture sempre più accurate. Questo spiega come possa essere stata costituita, in America, una International Association of Ascorti Pipe Collectors. Del resto non stupisce che possa essere considerata da collezione una pipa che oggi è nei negozi, nuova, a cinquecento dollari.

Così non stupisce che l'importatore tedesco, che distribuisce in Germania anche celebri pipe artigianali danesi, riservi le Ascorti ai migliori rivenditori. Afferma di apprezzarne soprattutto lo stile individuale e la perfezione delle finiture. C'è una certa saturazione, tra i fumatori, della pipa danese, corta e tozza, forse ha anche stancato la loro free line, e questo favorisce le italiane, in particolare le Ascorti, più slanciate e di una modellistica che, senza ripercorrere le strade più battute, resta pur sempre nella grande tradizione del classico.

Fonte: "Le più belle pipe italiane", di Giuseppe Bozzini e Fausto Fincato, Mursia Editore 1987

Nel 1990 Pierangelo Ascorti muore improvvisamente. Da allora è Roberto, con sua moglie Silvana, a continuare il viaggio delle pipe Ascorti.

Video Pipa Ascorti - 30° Anniversario
http://www.ascorti.it/filmato1.html

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