CENERE E FONDIGLIO

C’è chi getta la cenere man mano che si forma, chi la toglie ad ogni eventuale nuova accensione. Errori. La cenere ha un ruolo preciso nella combustione e direi persino nel sapore del fumo. Fa anche da filtro. Solo quando se n’è formata molta, a pipa spenta, prima di pigiare e riaccendere se ne può scuotere via un po’, quella che cade naturalmente capovolgendo il fornello.

L’ideale del fumatore è che, dopo la fumata, resti sul fondo della pipa soltanto un bel mucchietto di candida cenere, al massimo punteggiata da qualche minuscolo granello di tabacco semibruciacchiato. Ma la realtà è spesso diversa. O per la forma più o meno curva della pipa, o per una combustione difettosa, o per l’eccessiva umidità atmosferica o del tabacco, è più frequente il caso del fondiglio. A un certo punto la pipa si spegne e sorge il problema se riaccendere e fumare fino in fondo il residuo di tabacco carico di nicotina, amaro, umido. Se la parte bassa del fornello è fatta con il rodaggio, con una bella crosta di carbone, si fumi o no sino in fondo, non ne verrà danno alla pipa.

Certi fumatori non vogliono guastarsi il palato con le ultime boccate, sempre meno gradevoli delle altre, e si fermano prima. Altri proverebbero rimorso a svuotare il fornello di tabacco ancora fumabile. Altri ancora, abilmente, sentono quando il livello della combustione sta per raggiungere il fondiglio, danno qualche boccata più energica e superano lo scoglio, arrivando vittoriosamente fino in fondo. Io tento di fare come questi ultimi. Se la cosa non mi riesce, allora rinuncio e getto il fondiglio, a mio avviso non ne vale la pena. Certo che arrivare fino in fondo, fino alla cenere pura, è una grossa soddisfazione. Magari con una sola accensione. In realtà, solo nelle gare si accende e si va fino in fondo, chi ci arriva. Se si fuma senza fretta, tre – quattro accensioni ogni pipata sono normali, niente di male fino a cinque – sei, sette….

È evidente che lo “scambio d’amorosi sensi” tra fumatore e pipa avviene soprattutto nella fase centrale della combustione. È un momento di grazia, come quello della creazione artistica, in cui l’opera vive con l’autore. Illuminante, a questo proposito, una frase di Baudelaire: “E voi attribuirete alla vostra pipa la strana facoltà di fumarvi”.

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