DELLE PARTI METALLICHE

Le “parti metalliche” cui intendo far cenno sono i filtri, le vere o ghiere, e quei piccoli coperchi, da molti detestati, che ornano talvolta i fornelli in località ventose.

Scopo del filtro è di raffreddare il fumo e, soprattutto, di trattenere quanti più residui catramosi possibili fra i tanti che la combustione del tabacco produce. Mi sembra inutile dilungarmi a ricordare i risultati di laboratorio che spiegano e giustificano l’avvertimento del medico “il fumo fa male”. Nei fumatori incalliti, tali dimostrazioni, sortiscono l’effetto di creare un momentaneo stato di angoscia e smarrimento, regolarmente affogato in… una bella sigaretta. Quindi sorvoliamo.

Certo è che la pipa fa meno male. La pipa non si aspira, limitando così l’assunzione di nicotina, di additivi chimici, conservanti. Si assapora in bocca, dove le papille gustative ci fanno godere dei sapori del fumo. Oppure si può far passare il fumo nel naso. È molto piacevole, basta chiudere l’epiglottide, come quando s’inghiotte. Non c’è carta, quindi non si assorbono sostanze nocive dalla sua combustione. I tabacchi sono sottoposti a sistemi di concia completamente diversi. Tuttavia, anche nella pipa si bruciano foglie di “nicotiana”, quindi i fabbricanti devono fare i conti con la comprensibile diffidenza del pipatore salutista.

Lasciamo in sospeso ogni giudizio di idoneità del sistema, andiamo avanti nell’illustrare gli scopi. Altra funzione del filtro, è quella di trattenere all’interno del cannello i frammenti di tabacco che aspirando potrebbero arrivare in bocca. Quando capita dà fastidio, il tabacco è poltiglia, amara.

Queste, essenzialmente, le ragioni addotte per l’uso del filtro. Un fumatore attento, però, non mancherà di notare che il filtro più diffuso è di metallo, generalmente alluminio perché più leggero e poroso. Ebbene, tale aggeggio, io suggerisco di toglierlo e buttarlo. La quantità di nicotina che il metallo, per quanto poroso, può trattenere sulla sua superficie è veramente irrisoria. La funzione di argine alle cateratte di tabacco bagnato verso la bocca mi lascia perplesso, non ricordo di essere mai stato travolto da fiumi di melma. Una pipa caricata secondo i crismi non dovrebbe dare questi problemi.

Tuttavia, la notazione più consistente, riguarda il buon fumo. È risaputo che una corrente di aria calda che incontri un ostacolo metallico di temperatura più bassa e che sia anche costretta da questo a seguire un percorso contorto, condensa. Si forma l’acquerugiola, fastidiosa, amara che ci può rovinare la fumata.

Diverso è il discorso che meritano altri materiali impiegati per alleviare a bronchi e polmoni il morso della nicotina. Filtri di carta, di paglia, di balsa, filtri con carbone, con sali, persino filtri granulari di schiuma. Credo siano migliori del metallo. Sono più pratici, più igienici, si usano per un breve periodo e si sostituiscono.

Prima di chiudere l’argomento, voglio ricordare che la pipa ci dà soddisfazione senza dover aspirare il fumo. Già questo, per me, è un buon motivo per eliminare qualsiasi elemento estraneo alla struttura classica dello strumento. Tuttavia non si può ignorare che spesso, chi si avvicina a questa forma di fumo così naturale e primitiva, lo fa per necessità, per consiglio del medico e viene quindi da un lungo periodo di pesante assorbimento di nicotina tramite la sigaretta. Da costoro non si può pretendere che imparino subito a cambiare modulo. Continueranno ad avere voglia di “catrame” ed i passaggi traumatici sono spesso più dannosi che benefici. Aspireranno dunque anche la pipa, e il filtro può essere utile in questo momento di transizione, limitando l’assorbimento di nicotina e di altre sostanze dannose. Finito però il lento processo di disassuefazione, ci auspichiamo che segua, insieme alla fine della voglia e della necessità dell’aspirazione, anche l’abbandono del filtro.

Esaurito l’argomento filtri, entriamo in tema vere o ghiere. Tranne che in un caso, la vera non ha una funzione tecnica, ma soltanto estetica. Per realizzarle vengono utilizzati metalli preziosi come oro, argento, talvolta oro bianco. Qualche fanatico si sbizzarrisce con le cosiddette “vere personalizzate”, anelli d’oro o d’argento su cui s’incidono trame geometriche, disegni di fantasia di mastri orafi. La vera non influisce sulla qualità del fumo o sul rendimento della pipa. Alcuni considerano le ghiere una forma di puro esibizionismo, inutile e snaturante l’essenza psicologica del fumo della pipa, che è semplicità, spontaneità e, in un certo senso, primitivismo. Questa visione bucolica e pastorale del fenomeno pipa, per quanto suggestiva, a mio avviso non corrisponde alla realtà, o per lo meno, se una rispondenza c’è, essa è talmente inconsistente da non poter essere presa a simbolo di un atteggiamento antropologico complesso quale è quello dell’ ”uomo con pipa”. Non serve una particolare sensibilità sociologica per capire che la scelta della pipa non maschera tanto la ricerca di un rapporto più diretto uomo-natura, quanto invece, specie nelle società moderna, altri aspetti forse più semplici, più importanti, più ingenui, a volte stupidi. La pipa è piacere, compagnia, vanità, riflessione, vizio, mania, insicurezza, collezione, sogno, è tutto quello che volete e perché no, anche status symbol. Niente di strano infatti se, più o meno inconsciamente, c’illudiamo di “salire un altro gradino della scala sociale” con un pezzetto di metallo in più. Sono altri i peccati da punire. 

Talvolta la vera è una necessità tecnica. Viene utilizzata per riparare un cannello fratturato o spezzato. Sarà accaduto quasi a tutti di estrarre violentemente il bocchino dalla pipa ancora calda, no? Qualche fabbricante ricorre alla ghiera per proteggere un cannello debole, a rischio, non solo per abbellire la pipa.

I piccoli coperchi di cui ho accennato credo siano inutili quanto le ghiere, ma si nascondono dietro la necessità  di preservare la brace dalle turbolenze dei venti. Sono convinto che non abbiano una vera funzione tecnica, ma di sicuro non sono dannosi. Sono ornamenti, a volte molto belli. Con loro non mi sento di essere né falco né colomba. Lasciamo che il buon gusto faccia la sua storia.

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