IL FORNELLO, IL CANNELLO, IL BOCCHINO
A testa / vaso H imboccatura
B spessore I dente del bocchino
C fornello / focolaio L foro del bocchino
D fondo del fornello M camera di condensazione
E cannello N sistema / filtro
F perno del bocchino O vera / ghiera
G bocchino P coperchio

IL FORNELLO

L'interno del fornello deve essere liscio, senza fessure o ferite causate da frese o trapani. La forma dell'interno del fornello è importante per ottenere una buona combustione: il tabacco deve bruciare tutto e bene. L'ideale è una forma quasi conica, dove le pareti in principio siano parallele e scendano perpendicolari verso il fondo. Dove, invece di formare un angolo retto, si accompagnano, sempre più rastremate, fino a formare l'incavo che accoglie il tabacco. La linea tratteggiata della figura A, indica come deve essere il semicerchio ideale del fondo.

La svasatura può avere un diametro di 2 - 3 centimetri, l'altezza variabile tra 3 e 6 - 7 centimetri. Lo spessore delle pareti, da 25 millimetri fino a mezzo centimetro. Le pareti spesse sono utili, la pipa scalda meno, è più resistente. Ma un fornello troppo grande fa la pipa pesante, scomoda, poco elegante. Lo spessore deve essere maggiore verso il centro del fornello, il punto più a rischio, dove si sviluppa la massima combustione, quando la fumata è nel momento centrale, migliore.

Nei fornelli tipo Boccetta, Galles, Bulldog, Rhodesian, Bull Moose e simili, lo svaso non deve seguire la forma esterna del fornello, più larga al centro. E il fondo non deve mai essere troppo ampio, si crea umidità, fondiglio amaro (fig. B).


IL CANNELLO

È la prosecuzione del fornello. Può essere lungo o corto, a prescindere della lunghezza totale della pipa. La pipa con il cannello lungo ha più radica, quindi assorbe meglio il fumo, l'umidità, gli umori del tabacco. È più leggera, la radica pesa meno dell'ebanite.

Il cannello deve essere forato perfettamente, in allineamento con il foro del bocchino, il foro d'uscita al livello del fondo del fornello (fig. A). Quando il foro sta più in alto (fig. B) il tabacco non brucia, lo strato di carbone non si forma. Quando sta sotto il fornello rischia l'ingorgo (fig. C).

Il cannello, all'interno, si allarga nella parte più vicina al bocchino per ospitarne il perno. Il punto è molto delicato perchè le pareti, qui più sottili, se forzate a caldo e con violenza, si fratturano.

È sbagliato lasciare uno spazio troppo grande tra foro del cannello e perno del bocchino (fig. D): in questa camera il fumo si espande, si raffredda all'improvviso e subito condensa. Per evitare l'umidità, basta ridurre lo spazio al minimo (fig. E).

Molte pipe curve hanno la camera di condensazione tra il fondo del fornello e il cannello. È una specie di pozzetto che serve a raffreddare il fumo, che in bocca deve arrivare fresco e pulito. Il sistema ha un difetto: il raffreddamento crea umidità e la camera se ne riempie, creando cattivo odore e problemi per la pulizia.

Al momento di acquistare una pipa, verificate sempre che il bocchino sia stato tornito in perfetta aderenza con il cannello. Passateci sopra le dita, non ci devono essere scalini.

Altri cannelli terminano con una ghiera (o vera) che può essere realizzata in oro o in argento, oppure nello stesso materiale di cui è fatto il bocchino. La ghiera ha ragioni estetiche, ma spesso ha lo scopo di proteggere un legno troppo debole. Esistono cannelli di bambù, di metallo o d'altri legni.

alcuni tipi di cannelli


IL BOCCHINO

Il bocchino moderno è in genere di ebanite. L'ebanite è para vulcanizzata, mescolanza di gomma e zolfo, scoperta in Inghilterra nel 1878 e perfezionata poi da chimici tedeschi. Ha colore nero lucido, buona resistenza, elasticità, abbastanza morbida sotto i denti. Non esercita quell'azione limante che ne intaccherebbe lo smalto. L'ebanite non sopporta la prolungata esposizione alla luce. Il sole, o l'illuminazione troppo violenta delle vetrine, ne accelera l'invecchiamento. Lo zolfo emerge in superficie mangiando il colore e la lucentezza del bocchino.

Oltre ai bocchini di ebanite, sono molto diffusi quelli di metacrilato e di plexiglass, utilizzati soprattutto per le pipe realizzate a mano. Sono resistenti, sempre lucidi e non si ossidano. Al morso possono risultare troppo duri.

Altri materiali utilizzati per fabbricare i bocchini sono il corno e l'ambra.

Il corno (tratto da corna animali) si usa sempre meno. Fu lavorato molto fino al 1940, ma sotto l'azione dei denti e della saliva si logorava a tal punto da diventare masticabile. L'ambra, resina fossile, di colore giallo chiaro, giallo scuro bruno, è stata usata molto nell'ottocento per montare le pipe di schiuma e anche di radica. Adesso è praticamente scomparsa, troppo fragile e preziosa.

I bocchini hanno varie forme e diverse lunghezze. Ce ne sono di allungabili, con una cannula supplementare da inserire tra bocchino e cannello. Esistono bocchini a sezione ovale, rotonda, diamante, rettangolare, quadrata. Il foro d'uscita può essere a sua volta un buco tondo oppure una fessura ovale o rettangolare, preferita perché allarga a ventaglio il fumo, evitando che vada a bruciare un punto solo della lingua. Ci sono tipi con il foro rivolto verso l'alto: risparmiano la lingua e limitano la penetrazione di saliva nel bocchino, ma sono più difficili da pulire.

Il foro parte rotondo con diametro sui 3 mm. Quando arriva all'imboccatura si appiattisce e diventa, come si è detto, una fessura, alta 1,5 mm e larga circa 7 mm. Lo spessore totale di un bocchino all'imboccatura si aggira normalmente sui 4 mm. Uno spessore minore sarebbe forse comodo, ma il bocchino si bucherebbe con estrema facilità. Il problema è che si adatti bene alla dentatura, per questo molti finiscono a spatola o a coda di pesce (forma assottigliata e allargata), di modo che l'appoggio avvenga su una superficie più estesa (si affaticano meno le gengive). Chi ha morso robusto deve orientarsi su imboccature più spesse. Si costruiscono anche bocchini speciali per dentiera, a doppia curva, in modo che il peso gravi in parte sul mento.

Il perno o spina che si inserisce nel cannello è la parte più delicata, a rischio rottura. Si sono tentati perni di metallo, a pressione, a vite. Quando il cannello finisce con un'oliva d'argento (o dello stesso materiale del bocchino), il bocchino non ha perno, ma è rastremato a cono nella parte finale. È l'innesto detto a floc o army (fig. A). La pipa army mounted come dice il suo nome, è quella che si può portare in tasca senza precauzioni. Questo tipo di innesto è meno soggetto a fratture, ma l'incastro deve essere perfetto a millimetro, altrimenti il bocchino si stacca con molta facilità. Questo sistema permette di pulire la pipa a caldo, mentre si sta fumando. Si può smontare il bocchino senza aspettare che si raffreddi, perché al contrario di quelli con perno tradizionale, non rischia di rompersi.

Le linee più diffuse del bocchino sono quella curva e quella dritta. Entrambe hanno una variante a sella, che può abbinare forme diverse (succede spesso che parta dal cannello con una forma a diamante o rotonda e arrivi alla bocca con un ovale molto schiacciato - fig. B).

Considerato il fatto che il bocchino è la parte che va più soggetta a usura, qualche fabbricante fornisce alcuni tipi speciali di pipa con due bocchini, a volte uguali, più spesso diversi. Per esempio uno liscio e altro a sella, oppure uno dritto e l'altro semicurvo. Ma questo sistema non ha avuto successo. La pipa che nasce con il suo bocchino, creato soltanto per lei, possiede grazia e armonia. La pipa a cui è stato adattato un bocchino prestampato che non le appartiene, è sbilanciata e goffa, brutta.

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