MANUTENZIONE

RIMUOVERE IL CARBONE

Come, quando e perché farlo.

Prima di esaminare il come, vediamo il perché periodicamente ci troviamo costretti a sporcarci con quella tremenda polvere nera. Come molti pipatori sanno, l’anello di carbone che si forma per depositi successivi contribuisce a salvaguardare il legno dai morsi della brace e, essendo a struttura porosa, consente la formazione di una camera d’aria fra il fuoco e le pareti che così non dovrebbero surriscaldarsi. Se l’incrostazione supera lo spessore di un millimetro, due millimetri per le pipe più grandi, bisogna raschiare. Il coefficiente di elasticità a caldo dell’anello di gruma è superiore a quello della radica. Finchè lo spessore è nei limiti, la resistenza del legno riesce a contenere l’espansione. Quando diventa eccessivo, rischia di spaccare il camino.

Innanzitutto il mezzo. Vi sono vari modelli di alesatori in commercio. Per semplicità li distinguiamo in fissi e regolabili. I primi presentano l’inconveniente di obbligarci a possederne una lunga serie per coprire tutte le possibilità di calibro, in ragione anche del numero di esemplari della nostra collezione. I regolabili di solito sono più costosi,  ma li trovo più comodi, più efficienti. A patto che non abbiano le lame troppo taglienti, ma leggermente ottuse: non devono aggredire le asperità del carbone, c’è il rischio di strapparle a pezzi o d’intaccare il legno. Devono consumarle con un’energica carezza, raschiando con delicatezza. Ancora un’osservazione sull’attrezzo: più lame possiede, più continua e uniforme sarà la sua opera.

Per descrivere il procedimento ci aiuteranno le figure.

Nella prima abbiamo un’indicazione del rapporto che deve esserci tra fornello della pipa nuova e alesatore. La seconda e la terza ci illustrano due fasi progressive dell’operazione senza incidenti. La raschiatura di un fornello produce una polvere terribile, nera, impalpabile, untuosa, assai difficile da detergere. L’operazione va svolta su un tavolo su cui avremo preventivamente steso un foglio di giornale da buttare. Giacca e cravatta è meglio evitarle, pochi professionisti riescono a raschiare una pipa senza sporcarsi l’abito.

Il segreto di una raschiatura senza incidenti è la corretta disposizione dell’alesatore all’inizio del procedimento. Con una mano teniamo ferma la testa della pipa (senza bocchino), con l’altra impugnamo il raschiatartaro. L’alesatore deve essere perfettamente in asse con il fornello. La figura quattro ci illustra ciò che non dobbiamo fare. Nel caso, fortunatamente raro, in cui ci troviamo a dover alesare un fornello di forma conica, dobbiamo rinunciare sia agli alesatori fissi che a quelli regolabili, inadatti per questo lavoro. Impiegheremo strumenti cosiddetti “a mano libera”, simili a piccoli coltelli seghettati dalla punta arrotondata. Richiedono una certa perizia perché viene a mancare l’appoggio delle lame alle pareti del camino. Sconsigliamo ai poco esperti l’uso di un vero coltello a lama tagliente e a punta. L’illustrazione numero 5 ci dà l’esempio del risultato dell’impiego errato di un coltello o di un alesatore a mano libera.

Torniamo al procedimento: posizioniamo uno scovolino all’interno del cannello fino alla base del camino. Questa precauzione evita che la polvere si depositi anche nel cannello, e protegge il fondo della pipa, il punto critico, dove più difficilmente si forma l’incrostazione, e dove più pericolosa sarebbe la raschiatura. Proseguiamo con delicatezza, ma decisi. Una breve raschiata e svuotiamo la polvere, un’altra breve raschiata e svuotiamo ancora la polvere, così fino allo spessore desiderato. Anche in questo caso l’alesatore regolabile risulta più comodo, consente di allargare il calibro non appena lo strato d’incrostazione si è ridotto. Alla fine, una bella soffiata e via…

Tipi di alessatori regolabili

 

Qualche perfezionista consiglia di rifinire l’opera con una passata di carta smeriglio, ma non sono d’accordo: meglio lasciare una certa porosità come appiglio alla successiva formazione di carbone.

 

LA PULIZIA

Un modesto sacrificio per fumare meno amaro..

Col proposito di non emulare i troppi vati che si prodigano per infarcire il mondo della pipa di lapidarie sentenze, premettiamo che queste semplici indicazioni sono in funzione di un pipare migliore, più sano, più fresco…

Quindi, una pipa sporca puzza. Se non si rimuovono i residui di umidità, è più portata a gorgogliare e a produrre acquerugiola, intasando i condotti di tabacco bagnato. I residui catramosi, che si accumulano soprattutto all’interno della camera di condensazione, lasciano un persistente fondo amaro, il fumo si fa sgradevole. Questi i motivi per cui è opportuno pulire la pipa al termine di ogni fumata.

Ripercorriamo i movimenti del fumatore: la pipa si spegne e la nostra sensibilità al tiraggio ci dice che il tabacco è finito. Che fare? Brandiamo il “cucchiaino” del curapipe e svuotariamo ciò che resta nel fornello (fondiglio, parti non combuste) dentro un posacenere. Agiamo con cura e delicatezza, facendo attenzione a non scalfire le pareti ancora calde del camino. Infiliamo uno scovolino nel cannello fin dentro il fornello, puliamo e, dopo averlo tolto, soffiamo forte. Se caricata e fumata con sapienza, la pipa si svuota facilmente, rovesciando il fornello e dando qualche piccolo colpo contro il palmo della mano, la cenere scivola via. Evitiamo di svuotare la pipa dando colpi contro un oggetto duro,neppure il tacco della scarpa: forse non si rompe subito, ma alla lunga i colpi potrebbero danneggiare la pipa. La radica potrebbe fessurarsi lungo i nodi e le venature.

Terminata questa operazione preliminare, abbiamo sistemato il camino, ma restano ancora il bocchino, il cannello e la camera di condensazione nel caso ci fosse.

Qui si presenta subito un problema: smontare il bocchino dalla radica. A caldo può essere pericoloso a causa dell’espansione della materia plastica, sia ebanite che metacrilato. Tuttavia basta fare un po’ di attenzione, non forzare e, nel peggiore dei casi, aspettare qualche secondo per procedere.

La pulizia del bocchino è presto fatta: passiamoci dentro uno scovolino pulito dal perno verso il dente e, estraendolo, tiriamo un po’ verso destra e un po’ verso sinistra, in modo da interessare tutto il ventaglio di espansione del fumo.

La pulizia del cannello è più laboriosa. Prendiamo un altro scovolino oppure, se non lo abbiamo sporcato troppo, anche lo stesso usato per il bocchino. Infiliamo fin dentro il camino la parte pulita e muoviamo lo scovolino avanti e indietro.

Eliminata ogni scoria, resta la camera di condensazione (per i modelli di pipa che la utilizzano). Pieghiamo in due lo scovolino e inseriamo la parte curva nella vaschetta. Puliamo bene, perché questo è il punto dove si depositano gli umori della combustione.

La pulizia va eseguita alla fine di ogni fumata, con cura e pazienza. L’umidità, l’acquerugiola, il residuo catramoso che si accumula nel cannello, se non lo eliminiamo subito con lo scovolino, viene assorbito dalla radica e la nostra pipa fumerà amaro e puzzerà: I'odore di questo liquido può essere nauseante, particolarmente acre a caldo.

Rimontiamo la pipa e non chiudiamola in un cassetto, deve respirare. A tale proposito sconsigliamo vivamente di lasciarvi dentro uno scovolino, per qualche ora o fino alla successiva fumata. L’intento di assorbire residui di umidità in questo modo è illusorio. Più efficace è lasciarvi circolare dentro l’aria: asciuga e pulisce.

È necessario alternare periodi di attività a periodi di riposo. Così si permette alla pipa di ritrovare il suo equilibrio fisico e chimico. Quanto deve riposare? Dipende soprattutto dal grado di umidità, perché il primo risultato da ottenere è che la pipa si asciughi per bene. Ci sono pipe che, opportunamente alternate, possono essere fumate per due o tre giorni di fila. Altre che devono essere messe a riposo dopo un paio di fumate. Alcune asciugano perfettamente in due o tre giorni, altre richiedono una settimana o anche più. Le pipe curve esigono riposi più lunghi delle pipe dritte.

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