Il suo nome originale è Meerschaum, dal tedesco “schiuma di mare”. Qualcuno la vide galleggiare sul Mar Nero. Quando è secca la schiuma galleggia, è più leggera dell’acqua. Da allora questo è uno dei suoi nomi. C’è chi la chiama seppiolite, come E.F. Glocker, convinto che assomigliasse all’osso di seppia. In realtà la schiuma è classificata come minerale, silicato idrato di magnesio il nome scientifico.

 

La schiuma si trova in varie parti del mondo, ma la migliore viene dall’Asia Minore. La Turchia è il maggiore produttore di schiuma. Altre qualità di origine europea, americana e africana sono inferiori. Anticamente la schiuma si usava per costruire e scolpire. È morbida, di facile lavorazione. Dopo l’introduzione del tabacco in Europa, divenne la prima scelta per realizzare pipe e bocchini per sigaro e sigaretta. Opere d’arte create da artigiani, da scultori, le pipe a volte erano dei monumenti, così ricchi e complessi che a fatica si trovava il fornello dove bruciare il tabacco. Oppure miniature incantevoli, eseguite con cura minuziosa, pezzi che raggiungono livelli di perfezione formale estrema. Sui fornelli delle pipe venivano incise scene di guerra, di caccia, scene erotiche e volti celebri. Ancora oggi, le collezioni di pipe di schiuma sono autentici tesori.

Si dice che la prima pipa di schiuma fu realizzata intorno al 1730: le voci raccontano di un Sultano di Turchia che avrebbe regalato un blocco di schiuma al conte ungherese Andrassy. L’aristocratico, tornato a Budapest, chiamò tale Kovacs, un calzolaio che godeva buona fama di intagliatore e lo incaricò di fabbricare qualcosa di bello. L’artigiano costruì due pipe, di cui una subì un’alterazione di colore a causa di alcune macchie di cera cadute accidentalmente sull’oggetto. E fu una scoperta, perché quella pipa, fumata, assunse il colore bruno che, nelle sue tante sfumature, è il vanto di ogni appassionato, il sogno dei fumatori col vizio della schiuma…

È documentato, invece, che verso il 1780 la pipa di schiuma fosse già affermata in Europa. Il costo era alto, pochi ricchi fumatori potevano acquistarle. Vienna fu per molti anni il centro della fabbricazione e del commercio, principalmente di pipe con fornello liscio, con guarnizioni in argento sul cannello, il bocchino d’ambra o corno. Ma le pipe da collezione più quotate sono quelle fabbricate a Parigi tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento. All’inizio la materia prima si acquistava a Vienna, ma con il successo e il conseguente aumento della domanda, s’importò direttamente dalla Turchia. Nel 1860, nel negozio di Sommer a Parigi, si tornivano e si scolpivano pipe sotto gli occhi del pubblico. Qui la schiuma visse la sua età dell’oro. Poi, la decadenza. La causa principale è la fragilità, che ne fa un oggetto troppo delicato, poco pratico per l’uso quotidiano, inadatto ai nostri tempi. Dove tutto è solo velocità e consumo rapido, la schiuma non trova spazio, ha bisogno di lentezza, fa perdere tempo… Un’altra causa della sua decadenza furono i falsi, le imitazioni della schiuma, meno costose: la più diffusa è la magnesite artificiale, un composto di caseina, magnesia calcinata, ossido di zinco e cascami di schiuma di qualità inferiore. Sembra che talvolta si usassero anche gusci di uova, finemente tritati. Ancora oggi si producono pipe con polvere di schiuma pressata e tenuta insieme da sostanze collose.

La produzione turca attuale ha raggiunto ottimi livelli qualitativi. La lavorazione è lunga, in parte a mano. Il prezzo alto, soprattutto se il bocchino è d’ambra. Il costo eccessivo e la fragilità di questa materia rendono preferibili altri materiali, sintetici, tipo metacrilato, il quale può essere realizzato in un colore simile all’ambra. Molti fumatori acquistano ancora pipe di schiuma, qualcuno le considera le migliori, ma la radica omai si è imposta per praticità e rendimento.

Allo stato naturale il minerale è bianco, grigio – giallo, anche colorato, in strati o depositi alluvionali (terreno formato per deposito di materiali trasportati dai corsi d’acqua) nelle pianure intorno a Sepetdje, un villaggio vicino a Eschi - Scher, in Anatolia. Ci sono cave e gallerie come in una miniera. Si estrae a diverse profondità: più si scende, più la schiuma è bianca.

La materia è scavata a blocchi. Appena fuori dal terreno argilloso è molto tenero, tanto da poter essere tagliato con un coltello. Ripulito, lo si lascia una settimana al sole o in un locale riscaldato per farlo essiccare e indurire. Poi si puliscono meglio i blocchi e si tagliano secondo le classificazioni fondamentali. In fabbrica, la schiuma viene nuovamente ammorbidita nell’acqua, poi il blocco viene tagliato a mano fino a ricavarne il “nodulo” centrale, che varia dalla decima alla ventesima parte del blocco originale. Sul nodulo si lavora di taglio e di tornitura per dare forma alla testa della pipa. Si passa poi alla smerigliatura e alla levigatura. Arriva il momento delle operazioni più importanti: il bagno di cera e il passaggio al bianco di balena. La c’era d’api bollente ottura i pori e favorisce il processo di imbrunimento. Senza la cera d’api, una pipa di schiuma si carbonizzerebbe e diverrebbe infumabile. Il bianco di balena si estrae dalla gibbosità frontale del capodoglio. Si usa per trattare l’interno del fornello, ne aumenta la capacità di assorbimento. La pipa preparata con bianco di balena assorbe continuamente gli umori del tabacco, contribuendo a realizzare il coulottage. 

Riferito alla pipa, il termine coulottage significa colorazione, imbrunimento. Si riferisce alla gamma di colori che la parte esterna della pipa assume a seconda della quantità e della qualità delle sue fumate. Bianco, rosa pallido, giallo oro, arancio chiaro, bruno – rosa, gradazioni di marrone, cognac, fino al nero. Un tempo esistevano addirittura anneritori di professione, pagati per scurire la schiuma. Si usavano guanti di filo bianco per evitare di sporcarla, astucci dotati di fori che consentivano di fumare la pipa senza toccarla. La schiuma, così delicata, deve essere difesa da molti nemici: aria, schizzi di nicotina, la traspirazione della nostra pelle.

Per ottenere un corretto imbrunimento basterà fumare con lentezza, a boccate piccole e regolari. Non fate del coulottage una malattia, rovinerebbe le vostre fumate, la vostra lingua e forse anche le vostre notti. La pipa si scurirà nelle parti più fredde, dove appunto si condensano i prodotti distillati dal tabacco: il fornello, riscaldato dalle braci, resta bianco, mentre il cannello e la base del fornello si colorano. Non bisogna farsi illusioni: l’imbrunimento mitico di cui si favoleggia richiede migliaia di fumate. Nessuno può dire con certezza quante...

Una pipa di schiuma va provata. Trattatela con delicatezza, evitate sbalzi di temperatura, potrebbe danneggiarsi. Non stringete il fornello a caldo, la schiuma diventa più morbida in superficie, la pressione di un polpastrello basta a lasciare un’impronta digitale. Se cade in terra si frantuma. Meglio fumarla a casa, con cura. Ricambierà le vostre attenzioni, sempre gentile… La pipa di schiuma rende il fumo dolce, fresco.

 

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