SI FUMA

LA SCELTA

Scegliere un avana coinvolge tutti e cinque i sensi. Ma forse è più corretto dire tutti e quattro. L’udito è passato di moda… La pratica di portare all’orecchio il sigaro e stringerlo dolcemente tra le dita per sentire se scricchiola, non si usa più. Un sigaro umidificato in modo corretto produce un suono debole, un fruscio lontano. Se il sigaro è arrotolato stretto, sentiamo ancora meno. Se premiamo troppo si può fratturare la capa.

La vista è il senso più importante. Quale che sia il nostro colore preferito, la capa deve essere sempre di tonalità uniforme, oleosa e lucente. Nessun allarme in presenza di piccole macchie biancastre o zone verdognole, non compromettono le qualità organolettiche del sigaro.

Al tatto, pressato leggermente tra pollice e indice, il sigaro deve essere elastico, pieno ma non duro, non troppo solido, come succede quando è troppo serrato. In questo caso potrebbe avere un tiraggio lento, faticoso, a volte impossibile. Ma non sempre è così. Ci sono sigari duri come legno che fumano a meraviglia. Sotto la pressione delle dita il sigaro deve cedere un po’ e tornare alla forma iniziale non appena lasciamo la presa. Da evitare i sigari troppo umidi, bagnati. Da evitare anche il phon.

Gusto e olfatto hanno la loro parte di goduria. A crudo, gli aromi della fascia e del ripieno sono intensi, piccanti, speziati, a volte così forti da farci starnutire. Oppure delicati e raffinati. Lasciatevi guidare dalla vostra immaginazione, lavorate per evocazione. Cosa vi ricorda quel profumo? Se avete naso e memoria, inizia il viaggio… Il profumo cambia con l’invecchiamento. Passa il tempo e si fa più discreto, lontano, reticente, segreto. L’olfatto ci avverte anche quando il sigaro fermenta. L’odore è quello tipico delle fermentazioni vegetali, accompagnato dall’essudazione di sostanza oleose che, dopo essersi asciugate, si trasformano in una polverina biancastra. Un sigaro che attraversa un momento così delicato non va fumato. Dategli tempo, lasciatelo riposare, dopo la fermentazione sarà più buono.


PRIMA DEL TAGLIO

Prima di cominciare, un suggerimento ai principianti: iniziate con vitolas di media grandezza, come la perla, il minuto o la mareva. Garantiscono 30 – 40 minuti di fumata. Meglio se di una marca di media forza, a stomaco pieno.

La varietà di moduli permette di scegliere il sigaro in accordo con il tempo che abbiamo a disposizione, così da evitare sprechi di tabacco e soldi.


IL TAGLIO

Si deve creare un’apertura circolare sufficientemente ampia, dai bordi netti, che abbia un diametro inferiore di 2 – 3 mm rispetto a quello del sigaro. La parte che si porta alle labbra (perilla) deve restare intatta, così da evitare che il sigaro si srotoli. Il taglio deve essere fatto sopra le due piccole strisce di tabacco che tengono unita la struttura del sigaro, in modo da far saltare la rondella che chiude la testa. Per i figurados è più facile: può bastare un coltellino molto affilato. L’apertura deve essere praticata a 3 – 4 mm dalla punta della testa, con un diametro di 1cm o poco più. Muoversi con attenzione: i figurados hanno una struttura molto solida, ma se l’apertura è troppo ampia il sigaro si sfascia.

Un’apertura troppo stretta convoglia il fumo verso il piccolo foro, rende il tiraggio faticoso e condensa. Questa la causa dell’insuccesso del bucasigari ad ago: creava un foro troppo piccolo e spesso comprimeva la tripa in un nodo che impediva il tiraggio. Attenzione alle taglierine che provocano un’incisione a forma di V, possono rompere la testa del sigaro.


Gli strumenti più sicuri sono le ghigliottine, le forbici e gli spuntasigari a lama circolare. La ghigliottina può essere a una lama o a due. Il primo tipo, se la lama non è affilata, strappa la foglia nella parte finale del taglio. Si cerca di rimediare dando un colpo secco. Se va bene, il taglio viene storto. Se va male, si tagliano le striscioline di tabacco che tengono la capa e il sigaro si srotola. Più sicure le ghigliottine a due lame. Evitano sfilacciature, a patto che le due lame si muovano simultaneamente per il taglio.



Le forbici sono molto affidabili. Nei tagliasigari a ghigliottina singola o doppia, le lame a volte sono ospitate da strutture di materiale vario che, per il loro spessore eccessivo, impediscono di vedere bene dove stiamo tagliando. Le forbici hanno lame libere, scoperte, e le possiamo posizionare con più precisione. Gli spuntasigari a lama circolare (cortador de troquel o de bala) sono forse i più facili da usare. Offrono il vantaggio di conservare la forma della perilla. Sono inutili con i figurados. Tutti i tagliasigari devono essere affilati di tanto in tanto.




ANILLA

La fascetta sostiene la capa. Se sbagliamo il taglio, evita che il sigaro si srotoli. Ma se proprio volete liberarvene, meglio toglierla dopo aver spuntato la testa. Fate molta attenzione, usando un coltellino per sollevare la parte di fascetta che chiude l’anello. Se volete sfilarla, fatelo molto lentamente, l’operazione è rischiosa. La colla usata per chiudere l’anello finisce spesso sulla fascia, e se muovendolo strappate la capa, il danno è serio.



L’ACCENSIONE

La fiamma deve essere inodora, precisa e ferma, capace di una lunga durata. L’accendino più adatto funziona a gas butano. Vanno bene anche fiammiferi. Il sigaro assorbe gli odori esterni, quindi meglio evitare accendini a benzina, fiammiferi con la testa di zolfo, cerini, candele. Le lamelle di cedro sono suggestive, partecipano alla messa in scena del rito, ma hanno qualche difetto. Come i fiammiferi, ce ne vogliono tre o quattro. La fiamma è corta, mai regolare, mai ferma, dura poco. L’accendino a gas resta il sistema migliore, soprattutto se munito di fiamma tipo ossidrica (jetflame). Questa fiamma è intensa, diretta, precisa. Basta non avvicinarla troppo al sigaro, lo surriscalderebbe, rendendo infuocate e insipide le prime boccate. Gli accendini a gas con fiamma dolce sono altrettanto efficaci. Chiedono pazienza, ma chi accende un sigaro cubano non deve avere fretta. La calma e la cura favoriscono un’accensione corretta. Non esagerate in sceneggiate, concentratevi su gesti funzionali a raggiungere lo scopo.

Accesa la fiamma, fatela ruotare sopra il piede del sigaro, a circa due centimetri di distanza. Nel caso si tratti di un accendino a fiamma ossidrica, la distanza dal sigaro deve essere maggiore. Fiamme così forti, se troppo vicine, lo bruciano. Dopo venti, trenta secondi, quando la superficie è accesa in modo uniforme, mettete il sigaro in bocca e aspirate lentamente, sempre tenendo la fiamma a due centimetri di distanza. Mentre aspirate, ruotate il sigaro, le boccate lente, corte. Se l’aspirazione è troppo violenta, il sigaro brucia in modo irregolare, diseguale, con la foglia che brucia solo da una parte.

Quando avete la sensazione che l’accensione sia terminata, rivolgete la brace verso di voi e soffiateci sopra. Attizzando il braciere controllate che l’accensione sia uniforme. Se notate zone scure, insistete con la fiamma sul braciere, fin quando la superficie non sia rossa, omogenea, senza macchie. La brace può avere lo spessore di circa due millimetri. Una buona combustione è piena, lenta ma senza intoppi. Nel caso ve ne fossero, nel caso il tiraggio rallentasse, non bisogna aspirare fino a svenire. Basta dare una boccata di richiamo, decisa e breve, a cui segue la boccata normale, lenta e regolare. Anche con gli accendini a fiamma ossidrica, dopo che avete scaldato il sigaro, controllate la brace. Se non è omogenea, soffiate e continuate l’accensione fin quando non vi soddisfa. Evitate di accendere il sigaro solo con la fiamma ossidrica, portando la brace a uno spessore eccessivo: si rischia di surriscaldare il sigaro e di perderne un po’.



Si fuma, con aspirazioni lente, regolari. Le aspirazioni violente, brusche, alzano la temperatura. Se questo accade, il tabacco genera sostanze che attraversano il sigaro ancora freddo e per lo sbalzo termico passano dallo stato gassoso a quello liquido. La condensa rende aspre le prime boccate, quindi meglio accendere lentamente e fumare piano. Così la fumata sarà asciutta e dolce.

L’avana non si aspira. Si assapora in bocca, dove le papille gustative possono godere dei sapori del fumo. Oppure si fuma tra palato e naso. Basta chiudere l’epiglottide, come quando s’inghiotte, e il fumo gira nel cavo faringeo. Evitate boccate da locomotiva, in bocca dobbiamo gustare un filo di fumo, che si ottiene con boccate distanziate. Tra una boccata e l’altra può trascorrere anche un minuto. Nel frattempo tenete il sigaro lontano dalla bocca, tra le dita, con la punta rivolta verso il basso per evitare che si spenga.

Gli avana non si fumano tutti allo stesso modo. Quelli dal tiraggio lento, chiedono boccate più ampie, non troppo frequenti. Quelli dal tiraggio facile, chiedono boccate più frequenti ma di minore intensità. Il sigaro secco, che brucia troppo, tende a spegnersi. Quello troppo umido sarà difficile, faticoso.

Mai lasciare un sigaro nel posacenere per troppo tempo. Dove poggia raffredda e condensa, brucia male e si spegne.

Le combustioni irregolari si riconoscono facilmente: il sigaro brucia più da una parte che dall’altra, oppure la brace sprofonda e resta una corona che sporge incombusta. Le combustioni irregolari dipendono da una disposizione non corretta del volado. Oppure da un nodo (punto più denso, chiuso) del ripieno che blocca il tiraggio. Altre volte dipende dal nostro modo di fumare. Nel caso dipendesse da un nodo, prima di abbandonare il sigaro, provate a premere piano con le dita nel tentativo di aprirlo per far passare il fumo. Quando il sigaro brucia più da una parte che dall’altra, si interviene, senza aspirare, con la fiamma sulla parte non bruciata, fino a guidarla all’altezza dell’altra.

Nessuna tragedia se il sigaro si spegne. Se sono trascorsi pochi minuti, riaccendetelo dopo aver tolto un po’ di cenere. Ma, nel caso fosse trascorso un tempo maggiore, potreste avere una delusione. Come già detto, se il sigaro raffredda, le sostanze prodotte dalla combustione condensano. Passando dallo stato gassoso a quello liquido, gli conferiscono sapore amaro.


TRE TERZI?

Durante la fumata un avana non è mai uguale, si evolve. Ha un suo sviluppo, un crescendo di sapori e forza. Più fumiamo più il ripieno assorbe le sostanze prodotte dalla combustione, gli umori del tabacco, che si accumulano. La fine della fumata è più carica, più forte.

Molti usano indicare in tre terzi i diversi momenti della fumata. Ma questa divisione va interpretata. Non esistono tre parti uguali in cui dividere il sigaro, ognuna con caratteristiche uniche, non riscontrabili nella parte successiva della fumata. Esiste, come detto, un’evoluzione, una trasformazione, perché a ogni boccata il sigaro assorbe sostanze che lo cambiano, lo arricchiscono. L’inizio è il momento in cui il sigaro si presenta, mostra accenni della sua personalità, le prime note che ne determineranno il carattere. Gradualmente si arriva al momento di maggiore intensità, la parte centrale, più gustosa, più sapida. E poi, sempre per gradi, si arriva alla parte finale, più densa, più carica, a volte anche troppo pregna di umori. L’avana è un susseguirsi di sfumature, di aromi, di sapori. L’evoluzione è lenta, sempre diversa, e cambia a seconda della miscela del ripieno, della stagionatura, del formato, del clima e della luna, la nostra.


FORMA E MISURA INFLUENZANO IL SAPORE

Ogni marca ha il suo stile, la miscela che la contraddistingue, che ne determina il sapore, la forza, il profumo. Ma all’interno di una stessa marca, le differenti vitolas possono dare risultati differenti. Il formato incide molto sull’evoluzione del sigaro, sul suo carattere. Un modulo grande dà più sapore perché si ha più tempo, più spazio per apprezzare i diversi momenti della fumata. Un formato più grosso brucia più lentamente. Richiede maggiore disponibilità ma ripaga offrendo maggiore intensità di aromi. I figurados all’inizio offrono un sapore dominato dalla foglia di capa e capote. Quando si raggiunge la parte più ampia, quando la miscela è arricchita dalla presenza del ligero, il sigaro regala i momenti migliori.

I sigari più sottili, con un cepo minore di 36, non hanno ligero, sono più leggeri. Si consumano più rapidamente, concentrando i sapori sulla lingua.


LA CENERE

Non è vero che un tabacco di ottima qualità ha cenere chiara. Il colore della cenere dipende dai minerali da essa contenuti, dal luogo di origine. Una cenere solida, compatta, ci dice che anche la struttura è solida e compatta. La lunghezza della cenere non influisce sulla freschezza e la qualità del fumo. Meglio lasciarla nel posacenere che aspettare che ci cada addosso o in terra.


ADDIO

Non esistono regole. Decidiamo noi il momento dell’abbandono. Fumiamo quanto ci va. Smettiamo se siamo stanchi, smettiamo se il sigaro è troppo forte. Se è buono e non vogliamo mai che finisca, lo fumiamo fino in fondo, rischiando pure un finale amaro. Fumare è un piacere che non deve essere guastato da regole e censure inutili. L’importante è l’appagamento, la soddisfazione, il desiderio del prossimo sigaro. Fumare è divertimento, gioco, quindi giocate come vi pare. E quando siete sazi, o quando il sigaro è finito, lasciatelo nel posacenere, si spegnerà da solo. E quando è spento, ormai freddo, comincia a puzzare… Ricordatevi di buttarlo.

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